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Il personaggio
Breve viaggio nella vita di Carlo Panella
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Nel 1969 per tre mesi ai cancelli della Fiat durante gli scioperi selvaggi, guerriglia urbana di viale Traiano inclusa.
Nel 1970 in Lotta Continua
Tra il 1970 e 1l 1972, subito dopo la distribuzione dei volantini alla Chiamata del Porto o all’Ansaldo Meccanico, all’Archivio di Stato a aprire filze di atti notarili del quattrocento, spesso intonse. Tutti i passaggi della proprietà e della lavorazione della seta, venivano infatti registrati in rogiti notarili, così che è possibile ricostruire tutto il ciclo produttivo e economico dei velluti e tentare di risolvere un piccolo giallo storico: nel giro di pochi anni infatti, Genova passa dall’essere la più grande città industriale d’Europa con decine di migliaia di telai, alla crisi più nera, soppiantata dalla produzione di Liegi.
Più tardi mi renderò conto che ho imparato il mestiere di giornalista macinando migliaia di quei papiri impolverati
8 marzo 1972, viene emesso dal giudice Mario Sossi un mandato di cattura a mio carico per minuscoli incidenti di piazza nel corso di una manifestazione dalla parola d’ordine “Valpreda è innocente”: mi vengono addebitate 15 violazioni del codice penale
Latitante in Germania, a fianco del gruppo Revolutionärer Kampf di Joscka Fischer e Daniel Cohm Bendit, organizzo l’occupazione delle case di Francoforte da parte degli immigrati italiani.
1974: condannato a 4 anni e tre mesi di carcere senza condizionale, per avere organizzato gli incidenti di Genova, nonostante il capo e il vice capo della Digos (tutt’oggi mio caro amico) abbiano testimoniato di non avermi mai visto nel corso degli affrontamenti e che il Pm avesse chiesto l’assoluzione per insufficienza di prove.
“ Se il Panella non avesse partecipato attivamente alle azioni violente avrebbe perso la faccia davanti ai suoi seguaci”: questa la motivazione della mia colpevolezza scritta in sentenza.
Deciso a non presentarmi in Appello, cambio idea quando leggo su Epoca che una mano birichina del Ministero degli Interni aveva aggiunto al mandato di cattura internazionale a mio carico la frase: “Dirigente delle Brigate Rosse, elemento pericoloso, gira armato”. Il mio nome figura subito dopo quelli di Renato Curcio e di Roberto Franceschini quale capo delle Br.
Mi hanno costruito “il cappotto”. A conoscenza della mia latitanza in Germania, hanno fatto di me a tavolino, l’ufficiale di collegamento tra Br e Raf.
Scelgo l’unica strada per disinnescare la trappola: mi presento in Tribunale al processo d’Appello.
Vengo assolto dai 4 anni e tre mesi di pena che mi erano stati comminati e naturalmente verifico che non vi è neanche un’istruttoria a mio carico per quanto riguarda le Br.
Laureato con 110 e lode per la mia tesi sull’industria serica a Genova nel XV° secolo, mi trasferisco in Portogallo (in cui già ero stato negli ultimi mesi di latitanza) e seguo per il quotidiano Lotta Continua l’epilogo della Rivoluzione dei Garofani.
Nel 1976 nasce mia figlia Sarah e mi trasferisco a Roma.

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