Dunque, secondo il suo anestesista, Eluana può sopravvivere anche 30 giorni quando le sarà tolto il sondino: morirà infatti di fame e di sete. Non di altro, perché nel suo corpo c'è ancora vita, non c'é nessun accanimento terapeutico, non viove grazie a cure, viva da sola, solo che non può mangiare e bere.
I suoi boia, però le daranno sedativi per calmare il dolore. Sono perfetti, spaventosi, eredi di Cartesio che spiegava che il pesce preso all'amo, la bocca squarciata dall'acciaio, non soffre ''perché non ha coscienza di sé''.
Lo spaventoso abisso di orrore del laicismo è misurato tutto dal padre di Eluana, che ci appare drammaticamente certo di fare così il bene della sua bambina, in totale, assoluta, buona fede.
Il delirio della ragione a tanto arriva: a farli desiderare, a combattere per imporre una agonia terribile, nella faustiana presunzione di sapere che Eluana non sente, non è cosciente in un qualche modo che sfugge alla nostra scienza.
C'è una prova a cui con tutta umiltà e pietas chiediamo al padre di Eluana di sottoporsi. E' disposto a ordinare ai medici di ucciderla, di ordinare, per il bene di sua figlia, una vera e propria esecuzione rapida, immediata?
Se è pronto, abbia almeno il coraggio di farlo. Perché l'agonia a cui un tribunale di dementi ha condannato Eluana è intollerabile scempio