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Sepolcri imbiancati sulle impronte ai bimbi rom (L'Occidentale del 27 giugno 2008)

 
Sepolcri imbiancati: spiace constatarlo ma tutti quanti si sono espressi con violenza in questi due giorni sulla proposta del ministro Maroni di prendere le impronte ai bambini Rom sono degli ipocriti, in senso evangelico. Abbiamo sentito tutti i toni dell’indignazione e dell’esecrazione, abbiamo assistito attoniti a paragoni con il tatuaggio degli ebrei nei Konzentrationslager... di tutto.
Non uno, però, che si sia rivolto a chi tutti i giorni, per dovere istituzionale con serietà e professionalità, dirige tutti coloro che si occupano del problema, di chi, ogni giorno si ritrova sconfitto nel tentativo di impedire che tanti bambini Rom vengano buttati nelle strade per elemosinare, o per rubare (una bimba di Milano è stata presa 92 volte mentre borseggiava passeggeri nella stazione di Milano e ha fornito 92 generalità diverse). Perché il problema è questo, ed è incontrovertibile: tutti i bambini costretti a fare gli accattoni per strada -o a impietosire i passanti, stravolti dal sonno, al collo di madri mendicanti- sono Rom. Tutto qui, ripetiamo: sono Rom, non altri. Un giornale si è distaccato dal coro delle ipocrisie e degli schieramenti, della bassa polemica politica ed è l’insospettabile Avvenire, che non ha solo intervistato psicologi tanto, tanto politically correct, ma anche Carmela Cavallo, capo del Dipartimento per la giustizia minorile del ministero della Giustizia. Se si chiede dunque l’opinione sulla proposta di Maroni alla massima responsabile della tutela dei bambini Rom sfruttati si ha una risposta positiva: “Non sono negativa su questa proposta. Forse la comunicazione è stata un po’ affrettata e ha provocato un certo choc per chi non è del campo. Ma per me, che ho lavorato per anni con i bambini Rom, si tratta di una proposta condivisibile se attuata con modalità che tutelino l’infanzia. Il principio è buono. Si tratta di un procedimento non invasivo (...) Io mi metto dalla parte dei bambini e parlo alla luce delle esperienze che ho vissuto: è capitato spesso di prendere in carico dei piccoli di sette-otto anni che chiedevano l’elemosina in strada. Venivano messi in comunità e poi scappavano, così sei mesi dopo li ritrovavi, con un altro nome, in un altra parte della città. Avendo le impronte digitali potremo identificarli e tutelarli meglio.”
Dunque “chi non è del campo” ha choc, chi invece sa di cosa si parla, chi lavora da anni per proteggere i bambini Rom è d’accordo. E’ lo schema classico con cui il pensiero politically correct, anche di parte della Chiesa, affronta le emergenze sociali: difesa strenua dei principi che provoca strame di umanità.
Non uno, non uno di coloro che criticano indignati Maroni si è sottratto dalla solita litania delle sinistra : “il problema è un altro”. Così si dice da sempre, e da sempre migliaia di bambini Rom sono ridotti in schiavitù umiliante dai loro genitori. Tutti a parlare di “interventi educativi e di accoglienza”, tutti a far finta di non sapere che centinaia di milioni sono stati spesi per questi interventi e che il loro risultato è stato nullo. Basta girare in una qualsiasi città italiana per accorgersene.
Maroni dice “io voglio affermare i diritti dell’infanzia a vivere una vita normale in condizioni decenti”.
Viene lapidato da sinistra in nome della continuazione dell’esistente, anche se immondo.
Come sempre, ormai.