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Il Viminale di Amato intorbida le elezioni. Questa è la vera ''casta''

 
E' stato Giuliano Amato a creare il pasticciaccio brutto che ieri ha portato all'incredibile pronunciamento del Consiglio di Stato che -se applicato- obbligherebbe a spostare di 15 giorni le elezioni. Non contento del malfatto, oggi Amato -invece di prendere tempo- ha addirittura dichiarato che effettivamente la prospettiva del rinvio del voto è possibile (là dove era suo dovere, quantomeno, prendere tempo e consultarsi col Capo dello Stato e col premier Prodi, titolari costituzionali della decisione definitiva sulla data del voto).
Un corto circuito, un caos istituzionale che ha un'origine precisa in una prevaricazione di cui è pieno responsabile politico Giuliano Amato: il Viminale, infatti, due settimane fa ha bocciato il simbolo della Dc di Pizza, sostenendo che ingenerava confusione rispetto al simbolo della Udc di Casini.
Una decisione politico-burocratica, che aveva il gravissimo torto di prevaricare delle precedenti sentenze emesse dal Consiglio di Stato che avevano stabilito esattamente l'opposto: tra i due simboli non vi era confusione possibile.
Da questo atto di arbitrio ministeriale, da questa pretesa di ignorare precise sentenze della più alta magistratura amministrativa, è nata l'incredibile sequela di conseguenze che ora minacciano seriamente uno spostamento di due settimane delle elezioni.
Alle 16 e 29 di mercoledì 2 aprile la situazione è dunque questa: la Dc di Pizza deve attendere che il Tar della Campania decida la sua ammissibilità alle elezioni; la stessa Dc di Pizza ha chiesto che il simbolo dell'Udc di Casini venga ritirata dalle schede; il ministro degli Interni ha dichiarato al apese che non è affatto certo che verrà chiamato al voto il 13 aprile, ma che forse...
Nel frattempo, per appesantire la farsa, gli italiani all'estero hanno già iniziato a votare, su schede su cui, naturalmente, non hanno trovato il simbolo della Dc di Pizza.
Una follia, una prova di incompetenza che ha dell'incredibile, la dimostrazione finale che il problema della ''casta'' non sono gli stipendi dei parlamentari, ma il totale scollamento dalla realtà e dagli stessi principi di basilare correttezza istituzionale di uomini della sinistra come Giuliano Amato