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Breve viaggio nella vita di Carlo Panella
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Ma perché la sinistra le busca dappertutto?
Dopo Segoléne Prodi.dopo Prodi, Rutelli. Dopo Rutelli Gordon Brown e Ken Livingston. Avanguardia indiscussa: Schroeder. Solo Zapatero se la cava.
La socialdemocrazia europea è allo sbando. Resiste solo in Danimarca e in spagna. Perché?
Secondo me, perché non ha idee.
Si gardi a Hillary e Obama.
Solo slogan.
Poca ciccia.
Si apra il dibbbbattttito!
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Bonino e Capezzone: votate contro!
La decisione di Prodi sull'Iraq non è stata ancora formalizzata, ma ormai è presa: partita vinta all'ala no global e zapateriana e porta sbattuta in faccia alla componente centrista e filo americana che va da Rutelli alla Bonino.
Rutelli probabilmente reagirà.
Ma la Margherita ha problemi, dinamiche e collocazioni tutte sue.
Cosa stanno facendo e cosa faranno invece i radicali in Parlamento e al governo. Cosa fa Marco Pannella?
Per ora tacciono e li si può anche capire.
Ma è troppo chiedere loro assicurazioni sul fatto che non saranno complici di questa sciagurata scelta?
E' troppo chiedere a Capezzone, Bonino e Pannella almeno il conforto della certezza che i radicali nel Parlamento italiano voteranno contro un decreto che isola l'Italia e la manda alla deriva nel mar dei Caraibi, consegnandola all'asse Pecoraro Scanio-Castro?
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L'Unione è poco seria sull' Iraq
La scena paradossale -comica se non fosse tragica- che si è svolta in questi giorni tra Nassirya e Roma spiega meglio di qualsiasi trattato la inadeguatezza -sino alla follia- della politica estera dell'Unione.
Lunedì scorso, 22 maggio, l'Onu ha infatti inviato nella base italiana di Antica Babilonia a Nassirya, un suo inviato, Michael von der Schulenburg, il quale ha intenzione di sviluppare alcuni programmi umanitari appoggiandosi proprio sul nostro Prt (Provincial reconstrution team), costituito da i militari e i civili che il governo Berlusconi ha inviato nella logica della ''Coalition of Willing'', appoggiata da plurime risoluzioni dell'Onu.
I comandanti italiani di Nassirya, però, hanno dovuto metaforicamente allargare le braccia e rispondere all'inviato dell'Onu di non potere dare alcune risposta, di non potere prendere alcun impegno perché certi dello smantellamento della loro misisone. Oggi,24 maggio, Romano Prodi, Massimo D'Alema e Arturo Parisi, iniziano infatti l'iter ministeriale per sgomberare la missione Antica babilonia e ''riconvertirla''.
Questa riconversione -si badi bene, qui è il è punto- avverrà secondo la linea di tre scenari contrapposti su cui il centrosinistra si sbranerà. Il primo -voluto da Verdi e Pdci- è alla Zapatero: si abbandona l'Iraq al suo destino e si dà la colpa di tutto agli americani. Il secondo, voluta da Rifondazione, prevede il ritiro immediato, l'abbandono del programma Trp (finanziato essenzialemnte dagli Usa e dai governi suoi alleati), tanto apprezzato dall'inviato dell'Onu e il finanziamento dei programmi Onu, che agiscono però sul territorio solo con personale iracheno.
Il terzo scenario, sostenuto da Rutelli e D'Alema, prevede che si abbandoni il programma Rtp, che si entri nella programmazione di aiuti dell'Onu, fornendo però una missione italiana civile che operi in loco, con adeguata copertura militare (si parla di ben 800 soldati).
Solo Dio sa quale sarà la mediazione.
Resta il fatto che l'inviato Onu ci ha appena chiesto di mettere a disposizione la struttura Trp -con ben tre anni di esperienza e pratica del luogo- per le sue iniziative. Resta il fatto che la struttura Trp verrà invece sicuramente smontata e rimandata in Italia, per poi mandarne un'altra in Mesopotamia.
Resta il fatto che alla fine o manderemo solo beneficienza in Iraq, o manderemo una missione civile con copertura militare che non avrà nessun collegamento con quella che ha lavorato per tre anni nel Dhiqar e che ha garantito ben tre, fondamentali, turni elettorali.
L'ideologia fa dunque aggio sul principio di realtà e su un minimo di serietà politica.
L'Unione si appresta a sacrificare al suo massimalismo pacifista e antiamericano anche la serietà dell'impegno militare e civile diffuso in Iraq, con tanti sacrifici di nostri soldati e tanto onore.
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D'Alema agli Esteri e Israele
Mesi fa, Yasha Reibman, portavoce della Comunità ebraica di Milano, ha espresso dubbi sull'eventualità che Massimo D'Alema diventi ministro degli Esteri giudicandola poco meno che una jattura per Israele. E' seguito dibattito.
Oggi questa eventualità è quasi una certezza.
Io credo che Reibmann avesse ragione quando ha pronunciato quelle sue critiche ma suggerisco agli amici di Israele di attendere, prima di fasciarsi la testa.
I giudizi squilibrati di D'Alema, la sua posizione ai limiti dell'antisionismo di lontana marca soviettista, sono sotto gli occhi di tutti. Ma proprio la scuola a cui il presidente dei Ds è cresciuto e la evoluzione del suo partito possono oggi riservare sorprese.
Affermo questo non sulla base di considerazioni filosofiche, ma di notizie e dati concreti in mio possesso dopo lunghe discussioni con strettissimi collaboratori di D'Alema.
Esattamente come la guerra senza l'Onu da lui (coraggiosamente) fatta in Kosovo era santa e umanitaria, mentre quella fatta nelle stessa identica situazione da Bush e Blair è stata illegale e avventurista, è non è impossibile che il criticato sbilanciamento a favore di Israele da parte di Silvio Berlusconi verrà se non superato, quantomeno quasi eguagliato dal governo Prodi.
Il quadro politico della coalizione spinge infatti in questa direzione. In una situazione criticissima sul piano dei numeri in tema proprio di politica estera, D'Alema e Prodi -a fronte di una crisi ormai senza spazi di mediazione con Hamas- non potranno campare il can per l'aia. Dovranno decidere se fare i passi suggeriti dall'asse filoisraeliano composto dai solidi Rutelli e Fassino, o se accodarsi all'ipocrisia filopalestinese di Rifondazione, Verdi, Pdci. Spinti peraltro in questa direzione -con tutta probabilità- anche da primo presidente della Repubblica fortemente caratterizzato per posizioni di politica estera (non solo europea) di rottura con la tradizione soviettista che influenza i giudizi mediorientali di D'Alema.
Hamas, per di più, con la sua rigidità non lascia più spazio a ''terze vie'' verbalistiche, impone scelte, così come Olmert e Peres, applicando la linea dell'unilateralismo di Sharon spingono nella stessa direzione dal coté israeliano.
Prevedo sorprese, quindi, dalla Farnesina per la prima volta ''rossa'', sorprese spiazzanti...


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