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Il regime iraniano perseguita Shirin Ebadi nell'indifferenza dell'Occidente (Il Foglio del 4 gennaio)

 
Gli obbiettivi di due manifestazioni organizzate dal regime di Teheran, danno il quadro di un inquietante parallelismo tra la strategia aggressiva di Hamas, fedele alleato iraniano, e l’escalation repressiva interna al regime iraniano, in vista di nuove inquietanti proiezioni aggressive contro Giordania e Egitto. La prima manifestazione -la più inquietante, era diretta contro la sede dello stufio legale di Shirin Ebadi, accusata da un centinaio di sciammannati, di essere ''complice di Israele e degli Usa'', accusa gravissima quanto falsissima che dà il segno della volontà di liquidare un personaggio scomodo. Soprattutto perché questa manifestazione viene dopo la notizia, colpevolmente snobbata in occidente, del 21 dicembre scorso, quando, le autorità di Teheran hanno messo i sigilli al Centro per la Difesa dei Diritti Umani di Shirin Ebadi e sequestrato tutto il materiale, privando l’opposizione in Iran di un punto di riferimento essenziale. Il 29 dicembre, poi, la mossa più insidiosa: agenti del Fisco hanno messo sotto sequestro lo studio legale della Ebadi, mentre misteriosi agenti in borghese asportavano abusivamente molte pratiche processuali. E’ stata una mossa alla “Al Capone”, la scelta di immobilizzare e demolire moralmente il Nobel, denunciandola per frode fiscale. Naturalmente la Ebadi ha rigettato le accuse di evasione fiscale –tutte collegate alla difesa di detenuti “scomodi”- ma queste le sono state già formalmente contestate (da qui la chiusura dello studio legale). Di fatto, a oggi, Shirin Ebadi è totalmente immobilizzata: il suo centro e il suo studio legale sono sotto sigillo, così i suoi computer, mentre le autorità sono in possesso delle documentazioni difensive dei suoi assistiti (detenuti politici, studenti, ma anche accusati di delitti comuni, in specie donne). Shirin Ebadi non è una militante politica, non piace quindi a molti in occidente perché non fa la stupidaggine di riempirsi la bocca di dure condanne del regime, di qui la sottovalutazione di questi episodi. Shirin Ebadi, invece, è una delle più preziose risorse di un nuovo Iran, se mai vi sarà, proprio perché ha deciso di applicarsi solo e unicamente alla difesa dei Diritti umani, nella quotidianità, con caparbia decisione (il suo bellissimo romanzo Gocce di Sangue”, della Rizzoli, è testimonianza di una personalità poliedrica, di una conoscenza dei precordi del dramma iraniano che ha pochi eguali). Silenziarla, è dunque un passo fondamentale per una campagna elettorale per le presidenziali del 9 giugno in Iran, ormai segnata dai razzi Kassem sparati dall’alleato Hamas contro Israele. Qui, la seconda notizia: tra le manifestazioni più animate di questi giorni, la più rumorosa e inquietante è stata quella davanti alle ambasciate di Egitto e Giordania, paesi arabi accusati di essere complici di Israele. Ispiratore di questa manifestazione –qui la notizia- è stato direttamente la Guida della Rivoluzione Khamenei che il 17 dicembre ha denunciato “i complotti delle potenze arroganti, Usa e Israele, per creare divisioni fra musulmani sciiti e sunniti, contro cui chiamo tutto il mondo islamico alla vigilanza”. Il 28 dicembre, in una manifestazione convocata da Hezbollah su “ordine dell’ayatollah Khamenei”, lo Sheikh Nasrallah, ha fatto proprie queste accuse e le ha amplificate denunciando: “i regimi arabi che hanno firmato la cosiddetta pace con Israele, Egitto e Giordania, che partecipano, come veri e propri complici, al progetto israelo-americano”. Non solo i manifestanti di Teheran, ma la stessa Hezbollah si prepara dunque a “contrastare i complici di Israele”. Una formale dichiarazione di ostilità che fa presagire una campagna elettorale per le presidenziali di giugno, giocata tutta sulla “mobilitazione antisionista”, con una totale sordina sui temi economici (vero e proprio disastro dell’amministrazione Ahmadinejad), una forte repressione interna e una gara a chi si dichiara più deciso nel jihad contro Israele proclamato subito da Khamenei con una specifica Fatwà, il 28 dicembre. Terreno su cui i cosiddetti “riformisti” di Khatami, tanto ammirati purtroppo in occidente, fanno da sempre a gara con gli oltranzisti. Khatami in persona è uno dei più esposti sponsor di Hamas (il carico d’armi della Karine A fu inviato a Gaza sotto la sua presidenza) e suo aperto finanziatore.

 

 

 

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