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Turchia: l'Europa ha provocato un disastro a favore degli islamisti (IL Foglio del 26 febbraio)

 
La decisione dei partiti laici e d’opposizione di convocare manifestazioni in appoggio ai vertici militari colpiti dagli arresti per un tentato golpe, apre una fase di forte instabilità in Turchia. Tanto più forte quanto gravi sono le accuse ai generali “golpisti” e pretestuoso appare a larga parte dell’opinione pubblica turca –e non solo- l’intero impianto accusatorio. Il fatto più preoccupante è la contemporaneità tra questa denuncia di golpe e la netta virata nella politica estera di Ankara. La crisi al calor rosso con Israele (per decenni stretto alleato della Turchia) è infatti tutt’uno con le aperture che Tayyp Erdogan ha deciso nei confronti dell’Iran e della Siria. Tutto questo accade per non marginale responsabilità dell’Ue che ha dissennatamente provocato la rottura dello specifico equilibrio tra i poteri dell’unico stato islamico pienamente democratico del mondo. Erdogan infatti è stato ben felice di apportare tutte le modifiche alla Costituzione che Bruxelles ha chiesto per avviare l’ingresso della Turchia nell’Ue, eliminando il potere “sovradimensionato” dei generali rispetto all’esecutivo in tema di sicurezza nazionale e difesa della laicità. Questo nel rispetto dei “parametri di Copenhagen”, definiti nel 1992 per dirigere l’ingresso dei paesi dell’ex Patto di Varsavia nell’Ue. Parametri che quindi ignorano il fatto che in uno stato retto da un partito islamista le tendenza jhadista (la soluzione dei conflitti attraverso la forza e non per via di compromessi) è ineliminabile e che questa tendenza nello specifico turco era tenuta sotto controllo solo da Forze Armate che godono di un meritato rispetto per il ruolo nazionale (e di difesa della democrazia) ribadito con i tre “golpe democratici” del 1960, 1980 e 1997. Tolto ogni potere politico ai generali (plasmati dalla Nato e sostenitori dell’alleanza con Israele), l’Akp di Erdogan ha subito accentuato la propria vocazione jhadista, priva ormai di ogni contrasto. Da qui la nquasi rottura con Israele, l’empatia con Siria e Iran e ora l’accusa del “complotto dei generali filo israeliani”, incubo millenario dell’islamismo. Il tutto grazie alla incapacità europea di comprendere l’Islam politico, anche quello moderato.

 

 

 

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