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Ahmadinejad è molto forte sul piano diplomatico e la Cina lo aiuta all'Onu (Il Foglio del 12 febbraio)

 
Preannunciato dall’ayatollah Khamenei, l’Iran ha sferrato ieri un nuovo “cazzotto all’Occidente. Mohammed Ahmadinejad ha annunciato infatti che l’Iran ha già arricchito all’20% il suo uranio, segno che questo processo era iniziato clandestinamente da mesi, ma solo due giorni fa il presidente iraniano aveva annunciato l’avvio di questo nuovo passo, ennesima burla all’Aiea e all’Onu. Il tutto, aggravato dall’annuncio della raggiunta capacità iraniana di arrivare all’arricchimento dell’80% (la soglia per l’atomica è il 90%). Ma, nonostante queste evidenti violazioni iraniane del Trattato di non proliferazione, la Cina continua a rifiutare il proprio avvallo a nuove sanzioni dell’Onu e continua a sostenere che “il dialogo e i negoziati sono la strada migliore per risolvere la questione”. Negoziati in cui gli emissari di Teheran continuano a fare uno scoperto gioco delle tre carte. Non si vede dunque come sarà possibile agli Usa e all’Europa ottenere sanzioni efficaci in sede Onu. La netta opposizione cinese, è infatti rafforzata da un consistente blocco di membri non permanenti del Consiglio assolutamente contrari: il Libano (il cui governo è “controllato” da Hezbollah), la Turchia che ormai punta più a rafforzare la sua leadership asiatica che a ottenere l’ingresso nella Ue, Nigeria, Uganda e Gabon che sono membri dell’Organizzazione dei paesi islamici (presieduta dalla Turchia) , solidale “per principio” con l’Iran e il Brasile di Ignacio da Lula che l’11 novembre scorso, dopo aver abbracciato Ahmadinejad a Brasilia, ha addirittura chiesto all’Onu di levare le sanzioni esistenti (in raccordo anche con equilibri continentali che vedono Cuba, Venezuela e Bolivia alleate con l’Iran). Un contesto che rende probabile una estenuante mediazione al ribasso nel Consiglio di Sicurezza, che porti la Cina, quantomeno a non opporre il veto e a astenersi, dando per scontata una consistente opposizione di membri non permanenti (sei furono i paesi che a dicembre votarono contro una risoluzione che condannava la violazione dei diritti umani in Iran). Arriva dunque al pettine il fallimento della politica di appeasement con Pechino sviluppata da Barak Obama che -dal suo viaggio a Pechino in poi- non è riuscito a centrare nessuno degli obbiettivi che si era prefissato: sul clima, sulla svalutazione dello Yuan e, appunto, sull’Iran. Al contrario Ahamadinejad mette a frutto la consistente rete di alleanze internazionali nel campo dei Non Allineati, tessuta con cura negli ultimi anni.

 

 

 

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