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Boom immobiliare a Baghdad, e poi ci dicono che Bush ha sbagliato... (il Foglio del 20 febbraio)

 
Mentre i venti della crisi soffiano su tutte le città del mondo e deprimono il mercato immobiliare che l’ha innescata, c’è una capitale –l’unica del pianeta- in cui il commercio di case –e le loro quotazioni- continua a crescere senza soste. Questa città è Baghdad –come spiega un’inchiesta dell’Indipendent- per una semplice ragione: la pacificazione del paese sta funzionando, le forze di sicurezza irachene stanno accrescendo il loro controllo sul territorio e quindi ritornano i profughi e chi non ha mai lasciato il paese è portato a investire sul futuro, non più su beni effimeri, ma su beni durevoli, con un reddito pro capite che –grazie ala distribuzione sotto forma di reddito dei dividendi da petrolio- sta sensibilmente aumentando. Innanzitutto il rientro dei fuggitivi, dunque, di quel milione e mezzo di iracheni che si erano allontanati dal paese negli ultimi anni e ora –dopo un soggiorno in Siria, Giordania, Libano o nel Golfo, stanno rientrando in massa. Di questi, ben mezzo milione sta facendo ritorno –o l’ha già fatto- nella capitale e cerca una sistemazione migliore rispetto al passato. L’Indipendent riporta le dichiarazioni di un mediatore immobiliare del quartiere residenziale sunnita di Yarmouk, Mahammed al Hadith: “Il settore immobiliare è il modo più veloce per fare soldi; in certi quartieri di Baghdad i prezzi delle abitazioni sono saliti del 50%, mentre gli affitti si sono raddoppiarti”. Una casa a Yarmouk, quartiere sunnita, può costare sino a 340.000 dollari, mentre a Palesatine street, zona sciita, i prezzi sono più contenuti e si aggirano sui 240.000 dollari. Un cambiamento di scena radicale rispetto a due anni fa, quando i cartelli “vendesi” non venivano neanche affissi sulle case, perché spesso accadeva che le famiglie dei venditori venissero subito rapite da banditi che esigevano per riscatto il prezzo della vendita appena incassato. Ma ora gli effetti del Surge di David Petraeus si sono fatti sentire anche e soprattutto in città, il clima è radicalmente cambiato ed è tornato l’elemento che ovunque nel mondo è alla base dello sviluppo del mercato delle case: la fiducia. E’ interessante notare che sino a due anni fa, il mercato immobiliare della capitale irachena era sostanzialmente limitato alla decisione di sciiti e sunniti di abbandonare i quartieri misti in cui si trovava la loro abitazione, a causa della paura del conflitto interreligioso innescato dall’attentato al mausoleo sciita di Samarra del 2006. Le squadracce sciite della “Milizia del Mahdi” di Moqtada Sadr perseguitavano gli abitanti sunniti dell’immensa Sadr City, mentre i terroristi al qaidisti prendevano di mira i più benestanti tra gli sciiti, che si erano trasferiti a Amirya, Mansur, Yarmuk e Khodra, tradizionali quartieri residenziali della nomenklatura baathista e sunnita. Durante questa fase di terrore, la città –sette milioni di abitanti- si è divisa in due zone omogenee dal punto di vista religioso, separate dal Tigri e dai suoi ponti: nella zona ovest i sunniti e in quella orientale gli sciiti. Secondo l’immobiliare Bayan Dezayee, l’attuale impennata dei prezzi e degli scambi del mercato immobiliare è sostenuta non solo dal rientro del milione e mezzo di profughi, ma anche da un altro portato del clima di fiducia che si sta imponendo nella capitale e nel paese: la ripresa della crescita demografica. Le proiezioni del Ministero per le costruzioni iracheno, indicano infatti che, entro sei anni –nel 2015- la popolazione irachena arriverà a 39 milioni di abitanti e dunque sarà necessaria la costruzione di circa due milioni di abitazioni in più.

 

 

 

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