''Carlà è una bagascia!'': le orribili ragioni per cui gli iraniani insultano e lapidano (Il Tempo del 1 settembre)
Dopo averle dato della puttana, il quotidiano iraniano Khay ...
L'Europa ignava e complice premia la Siria che prepara la guerra a Israele (Il Foglio del 7 luglio)
L’Ue ha deciso di premiare con 129 milioni di euro l’oltranz ...
I sauditi perdenti nell'intrico libanese (Il Foglio del 31 luglio)
Soffiano venti di guerra in Libano e lo “storico” incontro ...
Israele tratta con i sauditi contro l'Iran? Possibile (Il Foglio del 27 luglio)
Mei Degan, capo del Mossad israeliano, si sarebbe recato in ...
L'Occidente perde in Afghanistan perché non capisce il Pakistan (Il Foglio del 21 luglio)
Un legame chiaro, diretto, collega le ragioni profonde dell ...
Legge contro il Burqa anche in Italia: un buon metodo scelto da Maroni (Il Foglio del 20 luglio)
Una nuova legge per la proibizione del Burqa e del Niqab in ...
Un principe saudita ai suoi: ''Scappate prima che il popolo vi tagli la testa!'' (Il Foglio del 17 luglio)
Un principe saudita di rango, Turki bin Abdul Aziz Al Saud ...
Tareq Aziz è un grande criminale! Non va liberato, solo curato (Libero del 15 luglio)
Tareq Aziz è un criminale, responsabile pieno e totale dei ...
Hamas non vuole la mayonese di Obama (Il Foglio del 17 giugno)
“Qui a Gaza abbiamo numerose qualità di generi alimentari, ...
Dove va Erdogan? Semplice: vuole fare il Grande Mediatore (Libero del 5 giugno)
Il crescendo dell’oltranzismo di cui dà prova il premier tu ...
Irriverente tirata d'orecchie ad Obama da Ryad (Il Foglio del 20 maggio)
Un attacco frontale, quasi spudorato, alla Casa Bianca è p ...
Ahamadinejad e Lula mettono nel sacco Obama (Libero del 19 maggio)
“Un fiasco per l'amministrazione Obama”: il Wall Street ...
Il personaggio
Breve viaggio nella vita di Carlo Panella
Partecipa al Blog, lascia un commento...
 
Elezioni in Iraq: sconfitta storica per gli ayatollah iraniani (Il Foglio del 7 febbraio)

 
1. Una sonora, chiara sconfitta del khomeinismo e la prova che in Iraq, pur tra mille difficoltà, si sta costruendo in una forte proposta politica alternativa, in ambito sciita, al regime degli ayatollah. Questo è il significato politico più importante del risultato delle elezioni regionali (che erroneamente in occidente vengono definite provinciali) del 31 giugno scorso, tanto che il premier Nuri al Maliki ha potuto dichiarare: “Questo voto rivoluziona completamente la carta politica dell’Iraq”. I media internazionali si limitano a registrare il clima di sostanziale pacificazione e di fine delle violenze che ha caratterizzato il voto e il successo personale della lista del premier Nuri al Maliki. Ma questi sono solo due aspetti –pur clamorosi- di un risultato che irrompe nel mondo musulmano sciita evidenziando il successo popolare di una alternativa al modello iraniano. E’ indubbio il successo di un Surge voluto da George W. Bush –e ostacolato da Barack Obama- che ha visto le forze di sicurezza irachene perfettamente in grado di garantire la correttezza del voto anche in regioni roventi –come quella di Bassora- completamente abbandonate dalla Coalition of Willing. E’ altrettanto indubbio che la liste di Maliki abbiano avuto un successo straordinario, conquistando il controllo di ben sette regioni a maggioranza sciita e di Baghdad (38% dei suffragi), mentre, specularmente il Csii (ex Sciri) di Abdelaziz al Hakim (che si è presentato con una lista dal triste nome “i martiri del patibolo”) ha perso in queste regioni una egemonia maggioritaria che manteneva dal 2003. Ma il dato politico ancora più rilevante è racchiuso nella differenza strategica che distanzia da trenta anni la piattaforma politica del movimento Dawa (a cui appartiene appunto al Maliki) dal Csii. Questa differenza riguarda proprio l’essenza della rivoluzione Khomeinista e quindi l’essenza del regime odierno di Teheran. Al Maliki e il Dawa, rifiutano infatti la teoria del Welayat e Faqih, del governo del Giureconsulto, base teorico pratica del regime teocratico iraniano. Secondo la piattaforma politica del Dawa, infatti, in attesa del ritorno del dodicesimo Imam (essenza della shi’a), dal punto di vista politico “i poteri legislativo ed esecutivo risiedono nel popolo, in quanto questi è il ''reggente'' di Allah”. Da qui, la concezione di democrazia islamica, nettamente contrapposta a quella elaborata da Khomeini (e concretizzata nella Costituzione iraniana del 1979) il cui questa “reggenza” è affidata al Rahabar, alla Guida, al Giureconsulto. Il Dawa, insomma, ha una piattaforma teologico-politica omogenea a quella del grande ayatollah di Najaf, Ali al Sistani, che contrastò duramente la Costituzione di Khomeini, così come a quella dell’ayatollah Shariat Madari che tentò di contrastarla in Iran finendo agli arresti domiciliari. Lo Csii (ex Sciri) di Abdulaziz al Hakim, invece, ha sempre difeso il modello khomeinista, ma ora, dopo un pugno d’anni, la sua capacità di convogliare consenso in Iraq è precipitata. E’ successo esattamente l’opposto di quanto preconizzavano tanti pseudo esperti: l’intervento militare americano del 2003 e il successivo nation building, hanno permesso –pur a costi elevatissimi- di definire un formidabile antidoto, un clamoroso Manifesto anti khomeinista che ha dimostrato di sapere convincere la maggioranza degli iracheni. Dunque non è l’Iran degli ayatollah a influenzare l’Iraq democratico, ma, all’opposto, in Iraq si sta consolidando una democrazia che offre al popolo iraniano, alle sue forze d’opposizione, un modello pienamente interno e omogeneo con la tradizione sciita e che rifiuta il despotismo khomeinista. Da oggi, l’opposizione iraniana ha in Iraq un modello antagonista a quello degli ayatollah e può svilupparsi un contagio esattamente contrario a quello preconizzato dai critici di G.W. Bush. Insomma, al Maliki segna il trionfo dell’essenza delle teorie neoconservatives di Paul Wolfowitz. Questo, anche perché, sin dagli anni ’80, il Dawa –e al Maliki in prima persona- ha attratto –proprio per questa sua piattaforma teorica- non pochi sunniti e può quindi oggi più facilmente mediare con i partiti sunniti (9% a Baghdad) e con i laici che, con Iyyad Allawi, hanno ottenuto il secondo grande successo in questo voto (6,8% a Baghdad). Resta, infine da valutare il 9% di suffragi –sempre nella capitale- a Moqtada al Sadr, a dimostrazione dell’inquietante –ma ristretta- base di consensi che può avere una politica jihadista in un paese musulmano.

 

 

 

Il libro nero dei regimi islamici

Fascismo islamico

Il 'complotto ebraico'
L'antisemitismo islamico da Maometto a Bin Laden

Cambiamo rotta
La nuova politica estera dell'italia

Saddam
Ascesa, intrighi e crimini del peggior amico dell'

I piccoli martiri assassini di Allah
Indottrinamento scolastico, religioso, mediatico;

Piccolo atlante del Jihad
Le radici del fondamentalismo islamico

In nome dei pubblici ministeri
Dalla costituente a Tangentopoli: storia di leggi